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PNRR digitale nelle Province: la fotografia di Reggio Emilia e il nodo che resta aperto

Ogni tanto arriva un dato che mette in fila, con ordine quasi contabile, il lavoro di anni. È quello che ha fatto in questi giorni la Provincia di Reggio Emilia, presentando il bilancio degli interventi collegati al PNRR sul proprio territorio: oltre 52 milioni di euro tra edilizia scolastica, digitale e infrastrutture, che salgono a quasi 62 milioni se si considera anche il pacchetto poi rimodulato a livello nazionale (fonte: Province d'Italia).

La parte che mi interessa di più, per ragioni che chi mi legge conosce, è quella digitale: 18,6 milioni di euro su 4 progetti PNRR aperti alla Provincia, orientati all'estensione di SPID e CIE, al rafforzamento del cloud per le pubbliche amministrazioni locali, all'adeguamento delle piattaforme SUAP ai nuovi standard di interoperabilità e allo sviluppo delle competenze nella pianificazione della forza lavoro. Di questi fondi, oltre 14,6 milioni risultano già liquidati. Sul territorio reggiano sono coinvolti 124 enti — Comuni, Unioni, ASL, scuole — su un totale regionale di 954, con 463 progetti attivi.

Sono numeri che, letti da fuori, possono sembrare la solita rendicontazione. Letti da chi ha lavorato per anni a fianco delle Province su questi stessi temi, raccontano qualcos'altro: la fatica reale di tenere insieme siti web più chiari, identità digitale, pagoPA, App IO, interoperabilità delle banche dati e punti di facilitazione digitale per i cittadini meno attrezzati, il tutto dentro tempistiche e regole PNRR che sono cambiate più volte in corsa.

Non è un dettaglio da poco che la Provincia abbia svolto anche 11 gare per conto dei Comuni. È esattamente il ruolo che per primo ho visto nascere sul campo: la Provincia come ente che mette a disposizione competenze tecniche specialistiche che i Comuni più piccoli, da soli, non potrebbero permettersi. Se c'è una lezione che il PNRR digitale ha confermato, in tutti i territori in cui ho lavorato, è proprio questa: la transizione digitale della PA locale non si vince ente per ente, ma solo se qualcuno fa da regia e da supporto tecnico condiviso — ed è un compito che le Province, con tutti i loro limiti istituzionali, sanno svolgere bene.

Il presidente della Provincia, Giorgio Zanni, lo dice senza troppi giri di parole:

"Le Province hanno dimostrato di saper trasformare risorse straordinarie in cantieri, servizi e capacità amministrativa. Ora servono regole certe, continuità e una riforma vera."

È il punto su cui, da consulente prima ancora che da osservatore, insisto da tempo: il PNRR ha funzionato da acceleratore, non da fondamenta. Ha permesso a molte Province di fare in tre anni ciò che altrimenti avrebbe richiesto un decennio — portare il cloud, l'identità digitale, l'interoperabilità dentro amministrazioni spesso sotto organico. Ma un acceleratore, per definizione, si esaurisce. Quello che resta da costruire, ora, è la manutenzione ordinaria di questa trasformazione: formazione continua del personale, aggiornamento delle piattaforme, risorse stabili che non dipendano da un bando europeo irripetibile.

Il rischio concreto, se non si affronta questo passaggio, è che i sistemi digitali costruiti in fretta durante il PNRR restino delle isole tecnologiche senza manutenzione, mentre la burocrazia della rendicontazione — che anche a Reggio Emilia segue regole diverse a seconda del Ministero competente — continua ad assorbire energie che potrebbero essere investite altrove. Le Province hanno dimostrato di saperci fare. Ora tocca al livello nazionale garantire loro un quadro stabile in cui continuare a farlo.

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